"Un sogno nel pallone". Quando il calcio ti salva la vita

Un amore grande come quello che unisce un ragazzo a un pallone è qualcosa di così potente da riuscire a tenere il calciatore al sicuro, lontano dai pericoli del mondo e da tentazioni di guadagno facile e illegale. Vi raccontiamo la storia di "Un sogno nel pallone".

Giocare a calcio per salvarsi la vita. A chi non condivide la passione per questo sport un concetto simile sembrerà esagerato. Eppure, un amore grande come quello che unisce un ragazzo a un pallone è qualcosa di così potente da riuscire a tenere il calciatore al sicuro, lontano dai pericoli del mondo e da tentazioni di guadagno facile e illegale.

Questa è la storia di “Un sogno nel pallone”, piccola realtà calcistica nata in una Napoli difficile, quella del “vero” centro storico, caratterizzato da povertà e, spesso, da malaffare e insidie. Abbiamo conosciuto questa squadra per caso, grazie a uno dei concorsi organizzati da Spond.

Obiettivo: togliere i ragazzi dalla strada

“Con i 500 euro vinti grazie al concorso di Spond ci ho comprato i completini per i miei ragazzi. E’ stato l’unico aiuto che la nostra squadra ha avuto nel corso di quest’anno”. A raccontarlo ai nostri microfoni è Vincenzo Napoletano, allenatore dell’associazione calcistica con base nella Scuola Media “Bovio-Colletta” di Napoli.

Da diversi anni, Vincenzo, sostenuto dalla preside della scuola, ha avviato un progetto chiamato appunto “Un sogno nel pallone”, volto a togliere i ragazzi dalla strada attraverso la loro passione più grande, il calcio: “Questa squadra è nata come un modo per aiutare i ragazzi. In tutto ne abbiamo una trentina: ce ne sono molti con una famiglia ‘normale’ alle spalle, poi ci sono ragazzi extracomunitari, che non hanno nulla, e ci sono anche ragazzini che vengono da famiglie con numerose difficoltà. Attraverso lo sport, cerchiamo di sottrarre questi piccoli calciatori dai pericoli della strada”.

Senza alcun aiuto

Tutto questo viene realizzato senza alcun aiuto, spiega Vincenzo: “Non abbiamo la mano di nessuno e, anzi da ottobre il Comune di Napoli ci ha tolto anche la palestra, sostenendo che ci sia bisogno di manutenzione. Nel frattempo loro non fanno nulla perché non hanno soldi, e i ragazzi non si stanno allenando. Ogni domenica ci ritroviamo solo per le gare del torneo organizzato dal CSI. In questo modo, i ragazzi rischiano di perdersi. E’ davvero un peccato, e a volte mi viene voglia di mollare tutto. La mia vittoria ogni anno è togliere anche solo un ragazzo dalla strada. Io non penso di fare chissà cosa, lo faccio per passione”.

Il calcio come scuola di rispetto e ragione di vita

Vincenzo Napoletano ne è convinto: “Lo sport è il modo ideale per far capire ai ragazzi che ci sono strade alternative a quelle che la strada propone. Credo che lo sport di squadra sia fondamentale in questo: cerco sempre di insegnare ai ragazzi che in campo devono darsi una mano l’un l’altro, così come nella vita. E soprattutto cerco di far capire loro l’importanza del rispetto dell’avversario, dell’arbitro e dei compagni. Tu puoi arrabbiarti in campo, ma al triplice fischio finisce tutto con una stretta di mano”.

Le mamme e i papà di questi ragazzi, infatti, spesso sono assenti: “Nelle scuole calcio, sono quasi sempre loro a creare problemi, provocare risse o a mortificano i figli quando sbagliano!Chiedo sempre degli incontri ai genitori, ma non si presentano mai. Molti ragazzi vengono da soli, altri vado a prenderli io e li porto al campo.

La nostra squadra “Un sogno nel pallone” è aperta a tutte le età: “La fascia peggiore è dai 15-16 anni in poi, quando finiscono la scuola dell’obbligo e i genitori li mandano a lavorare, molti ragazzi che non hanno una guida possono facilmente perdersi. Per questo cerchiamo di essere sempre presenti nelle loro vite, dando loro una ragione di vita e di impegno. E questa ragione è il calcio!”.

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