Quello che la strada insegna al calcio: i consigli di Francesco Totti

In questo articolo, raccontiamo cosa, secondo Francesco Totti, le scuole calcio dovrebbero imparare dal calcio di strada.

“La strada manca molto ai giovani calciatori di oggi, e non occorre andare più lontano per capire come mai le generazioni passate scoppiavano di talenti mentre ora pare così difficile trovarne uno”. Parole e musica di Francesco Totti, indimenticabile numero 10 della Roma che, nella sua recente auotobiografia “Un Capitano” scritta insieme a Paolo Condò ed edita da Rizzoli, regala non solo un racconto molto intimo della sua vita, ma anche una serie di consigli per migliorarsi, oltre che la sua visione del calcio moderno.

In questo articolo, raccontiamo cosa, secondo Francesco Totti, le scuole calcio dovrebbero imparare dal calcio di strada.


Giocare in strada ieri e oggi

Sul confronto tra calciatori di ieri e di oggi, Francesco aggiunge: “Noi trascorrevamo cinque ore al giorno, e d’estate dieci, a fare passaggi e tiri oppure partita, che detta così sembra il massimo del pressappochismo - e magari  lo è - ma resta un modo incomparabile per sviluppare tecnica, istinto e capacità di sopravvivenza in campo”. Mentre adesso, rileva il campione, giocare a calcio è proibito dappertutto, e ai bambini non resta che giocare nelle scuole calcio, dove “il divertimento diventa allenamento”.


Allenatori “inquadrati”

“Certe volte mi verrebbe da saltare addosso a quei tecnici che ordinano le ripetute a sqaudre di bambini, ma capisco che ormai funziona ovuqnue così, la cura del fisico è preponderante, suonerebbe strano fare qualcosa di diverso”, racconta Francesco nel suo libro, soffermandosi su quanto sia privilegiato suo figlio Cristian ad avere un campo da calcio in giardino. Totti spiega che spesso, quando il suo primogenito non ha da studiare, lo incoraggia a inviare i suoi amici per dedicare una mezz’ora ai tiri.


Tecnica vs. cura del fisico

Tra le pagine del suo libro, Totti racconta di sapere che ormai la regola è questa: “la cura del fisico è preponderante, suonerebbe strano fare qualcosa di diverso”. Ma, racconta il Capitano, il calcio di cui un ragazzo si innamora è un altro: è fatto di ora trascorse a effettuare passaggi, a scaldarsi e poi a improvvisare una partita. “Il resto è un lavoro necessario quando ti avvicini all’età di un eventuale professionismo, non quando hai dieci anni. Quando ne hai dieci devi ingegnarti a prevalere con la tecnica, per esempio col dribbling.


Paperelle

Ma come si possono portare in allenamento i benefici del gioco di squadra? Probabilmente cercando di riprodurre in campo quei giochi improvvisati tra le vie di una città. Un esempio lo fornisce proprio Francesco Totti, ed è quello delle “Paperelle”.

“Una fila di ragazzi si dispone in cina a una scalinata… e al via si muove prima in orizzontale e poi, scendendo i gradini, in diagonale fino alla base. Distante una decina di metri, il tiratore tiene davanti a sé alcuni palloni, con i quali deve colpire appunto le paperelle prima che abbiano completato il percorso”.

Secondo il giallorosso, “è un esercizio semplice solo in apparenza, perchè devi centrare una serie di bersagli in movimento, mantenendo la calma man mano che si avvicinano a fine tragitto e il tempo comincia a scarseggiare”.

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