Quanto è importante il ruolo del preparatore dei portieri?

Torna l'appuntamento settimanale dedicato ai portieri: oggi abbiamo chiesto a Francesco D'Achille, dello staff tecnico della Romulea, di spiegarci la particolarità del rapporto tra preparatore e portiere

Quanto è importante il ruolo del preparatore dei portieri? E come affrontare una eventuale relazione difficile tra ragazzo e preparatore?

Sono questi i quesiti rigurdanti il mondo dei portieri a cui diamo risposta in questa settimana di Natale. Come di consueto, a rispondere sarà Francesco D’Achille, preparatore dei portieri della Romulea.


L'importanza del preparatore

"I preparatori dei portieri hanno un ruolo fondamentale: quelli che ho avuto io quando ero calciatore sono stati importantissimi per me, e penso di esserlo a mia volta per i miei ragazzi. Tra preparatore e portiere si crea un rapporto davvero speciale, molto più profondo rispetto a quello che c’è tra l’allenatore e il resto della squadra, dal momento che il lavoro è focalizzato su due o tre ragazzi.

Questo ha un duplice risvolto: in primo luogo, permette di individuare più facilmente i “modelli prestativi”, ovvero quell’insieme di attività volte a migliorare la prestazione del portiere, grazie a un’osservazione costante di tutti i suoi movimenti (a volte persino riprendendo le partite); in secondo luogo, sostiene il portiere dal punto di vista psicologico, guidandolo nell’analisi di tutto quello che succede e nella correzione di errori di posizione, tecnici, tattici, di comportamento".


Una guida anche comportamentale

Ebbene sì, il preparatore dei portieri, a mio avviso, ha anche la responsabilità di correggere errori di comportamento. Oggi, purtroppo, la tv dà molti esempi sbagliati e i ragazzi non sempre riescono a scindere ciò che di buono viene dal mondo professionistico da ciò che è sbagliato. Per questo, la figura del preparatore è importantissima: può guidare il ragazzo nella gestione del comportamento, dell’emotività e della pressione, che oggi forse è eccessiva già per dei ragazzi di 12-13 anni.


Problemi caratteriali? Affrontarli da "fratelli maggiori"

Probabilmente sono fortunato, ma a me non è mai capitato di avere problemi caratteriali, né da preparatore né da giocatore. D’altra parte, i ragazzi vengono ad allenarsi nelle prime ore del pomeriggio dopo aver passato la giornata a scuola e gestiscono il loro tempo sul campo di calcio in maniera intelligentissima: prendono quelle due ore come svago, ma anche in maniera molto professionale. Non ho mai avuto problemi nel richiedere l’attenzione dei miei ragazzi, nel far rispettare le regole o nel far eseguire esercizi.

Sono certo, però, che se mai dovessi riscontrare questo problema, lo affronterei con un atteggiamento da fratello maggiore, per trasmettere al ragazzo che quelle sono due ore tutte sue, e che probabilmente in futuro non avrà più: vivere due ore spensierate, su un campo di calcio, a divertirsi è un lusso che dura fino a 17-18 anni, poi ci saranno studio, lavoro, o semplicemente subentra la ricerca di risultato.

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