Portieri: a che età inizia la specializzazione nel ruolo?

Anche questa settimana rispondiamo a una delle vostre domande sul mondo degli estremi difensori con Francesco D'Achille, preparatore dei portieri della S.S. Romulea. Argomento del giorno: "Quando inizia la specializzazione del ruolo? In che categoria diventa importante eseguire allenamenti specifici?"

Torna l'appuntamento settimanale di Spond dedicato ai portieri e ai loro preparatori, con Francesco D’Achille, preparatore dei portieri della Romulea, una delle squadre storiche della Capitale.

La scorsa settimana abbiamo risposto alla domanda "Allenatori si nasce o si diventa?". Quest'oggi, Francesco dà consigli in particolare a Michele, che sulla nostra pagina Facebook ci aveva chiesto: 


"Quando inizia la specializzazione del ruolo? In che categoria diventa importante eseguire allenamenti specifici?"

Ecco cosa ci ha risposto Francesco:


Oggi si comincia presto, ma attenzione alla parte coordinativa

"Al giorno d’oggi inizia molto presto: già all’età dei pulcini si forma il gruppo dei portierini che si allena con un preparatore specifico. Quando ero piccolo io era diverso, ci si avvicinava al ruolo con qualche anno di ritardo. Questo cambiamento ha due facce della medaglia.

E’ positivo che i bambini si appassionino sin da subito al ruolo dell’estremo difensore. E’ anche vero, però, che per il portiere, come per tutti i ragazzi che si interfacciano al mondo del calcio, nei primi anni è fondamentale la parte coordinativa. Purtroppo negli ultimi anni si tende a curare poco questo aspetto a vantaggio della parte tecnica e, cosa ancor più grave, della parte tattica. Se invece si puntasse di più sulle capacità coordinative, nelle categorie agonistiche arriverebbero molti più portieri preparati e sarebbe più facile poi allenarli.

Su quali aspetti lavorare

"I giovani calciatori, e specialmente il portiere, devono assolutamente fare propri tutti i piani motori di base e iniziare con tanti esercizi coordinativi, ovviamente conditi da aspetti ludici: è inutile mettere un ragazzino del 2010 davanti a una fila di cinesini. E’ molto meglio, invece, fare questo lavoro sotto forma di gioco: l’istruttore deve essere bravo a proporre dei lavori adeguati.

Non ci sono esercizi per rendere più bello il ruolo del portiere, ma invece ci sono degli esercizi che il portiere deve fare senza paura per far sì che possa ricoprire questo ruolo. Per esempio, quelli che abituano all’approccio al terreno. Come avviene nel rugby, per esempio, un ragazzo che vuole giocare come portiere non può avere paura del contatto con il terreno o con gli altri giocatori. Già da piccolissimi vengono indirizzati a quel tipo di lavoro".


E’ l’allenatore che individua le caratteristiche del portiere o il ragazzo che manifesta questa volontà?

"Questo dipende. La maggior parte delle società professionistiche, quando fa una selezione su questo, valuta due aspetti: la prima è la componente fisica, perché ovviamente se c’è un ragazzo ben dotato fisicamente e magari coordinato si può pensare di farlo giocare in porta; la seconda, che secondo me è assolutamente la più importante, è la componente attitudinale. Mi spiego meglio: l’osservatore di una società non va a guardare semplicemente il portiere più preparato dal punto di vista tecnico, ma quello che, in un modo o nell’altro, riesce a pagare tutto. Se un ragazzo cerca di prendere ogni pallone con la mano, con il piede, andando a terra senza paura di farlo, allora quel ragazzo ha attitudine per il ruolo quindi è senz’altro può essere selezionato per giocare in porta".

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