"La vittoria viene dopo buon gioco". La filosofia di allenamento di Daniele Raffaelli della ASD Sporting

Con alle spalle una carriera da allenatore lunga 14 anni, Daniele sembra padroneggiare perfettamente la tematica della gestione di una squadra. Gli abbiamo fatto alcune domande sulla sua esperienza di allenatore e gli abbiamo chiesto cosa ne pensa di Spond.

Quando respiri una certa aria per tutta la vita, non puoi che cercare di rendere quel buon profumo di quotidianità una costante della tuo percorso: così, se in casa tua la costante è sempre stata il Futsal, allora non potrai che farne una ragione di vita anche quando non sei più tu ad indossare gli scarpini ed entrare in campo.

Così è stato per Daniele Raffaelli, classe 1986, professione fotografo, una vita dedicata al calcio a 5 prima da giocatore, poi da allenatore. E non importa se per quest’anno gli impegni lavorativi l’hanno portato a scegliere di farsi da parte, Daniele ha deciso di continuare ad essere membro del team, per dare ancora il suo supporto ai ragazzi.

Con alle spalle una carriera da allenatore lunga 14 anni, Daniele sembra padroneggiare perfettamente la tematica della gestione di una squadra.

Gli abbiamo fatto alcune domande sulla sua esperienza di allenatore e gli abbiamo chiesto cosa ne pensa di Spond.

Daniele, da quanto tempo alleni e com’è nato in te il desiderio di svolgere questo tipo di attività?

Dopo essere stato calciatore di Futsal, a 18 anni è stato per me naturale voler far qualcosa di più per questo sport. Così ho iniziato a studiare per diventare allenatore. Oggi ho 32 anni e mi fa impressione pensare di avere già una carriera di 14 anni di allenamento alle spalle.

Il fatto che prima fossi un calciatore ti aiuta a comprendere quale sia il modo migliore in cui gestire i tuoi ragazzi?

Moltissimo, e non solo da un punto di vista tecnico-tattico, ma mi aiuta anche a capire cosa succede nella mente dei ragazzi, a quali rinunce sono portati, a come ti senti quando non giochi. E poi aiuta nella gestione del gruppo: allenare non è facile perché devi far sentire coinvolto sempre anche chi non gioca.

Qual è il momento più bello della giornata di un allenatore?  E il più brutto?

Il più bello è quando arrivi al campo e ti senti fortunatissimo perché sei lì per fare ciò che ti piace di più al mondo. Preparare una partita dà un’adrenalina indescrivibile. Per quanto riguarda il più brutto… sembrerà scontato, ma è quando perdi! (ride, ndr) E poi anche quando in allenamento ci sono troppi assenti e non puoi prepare le partite come vorresti.

Qual è la soddisfazione più grande che hai avuto da allenatore?

Sono varie, sia personali che di gruppo: da vincere titoli e campionati a vedere un ragazzo che hai allenato dall’età di 6 anni esordire nelle categorie più importanti del Futsal. A me è capitato diverse volte e ne sono orgoglioso.

Qual è la difficoltà più grande che si incontra nella gestione di una squadra?

Far capire ai ragazzi che per portare avanti la loro passione è necessario fare dei sacrifici. Soprattutto, è difficile insegnare loro che lo studio e lo sport sono alla pari, che bisogna sapersi organizzare per eccellere in entrambi i settori, e che quindi il sacrificio riguarda altri campi della vita, come le uscite e il tempo libero. Ed è anche difficile far capire ai genitori che se un ragazzo va male a scuola, la colpa non può essere dello sport, il quale non può far altro che portare benefici nella crescita di un ragazzo.

Hai allenato squadre di minorenni? Com’era gestire il rapporto e le comunicazioni con i genitori?

Purtroppo è sempre complicato. Mi è capitato molte volte di discutere con dei genitori perchè non lasciano ai ragazzi la libertà di divertirsi e facendo gravare sui piccoli atleti il peso delle proprie insoddisfazioni. Alla base del mio concetto di sport ci sono due consapevolezze: innanzitutto, che quando si è piccoli l’importante è il divertimento; poi, che la vittoria viene dopo il gioco. Se tuo figlio vince, ma non sa stoppare una palla, tu hai perso. Per questo, a volte, i genitori contestavano le mie scelte, che secondo me, invece, erano fondamentali per la crescita dei ragazzi. E’ una visione di famiglia: mio padre e mio fratello sono stati, come me, calciatori e allenatori. Questi valori sono condivisi e fanno parte di noi e del nostro modo di allenare.

C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare?

Mi è successo un sacco di volte, ma la passione mi fa sempre tornare sui miei passi. Quest’anno purtroppo ho dovuto farmi da parte e non allenare perché il mio lavoro mi tiene spesso lontano dal campo. Continuo comunque a far parte del team, anche se non ne sono il diretto responsabile.

Hai provato Spond? Qual è la funzionalità che preferisci?

Trovo che l’inserimento del calendario sia una funzionalità molto utile, specie perché si possono caricare gli impegni tramite Excel dal computer. Inoltre, il programma di Cashback rappresenta un grande vantaggio per una squadra, perché ti permette di acquistare prodotti presso rivenditori convenzionati ed avere rimborsi con cui acquistare altri prodotti o servizi.

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