Fabio Eleuteri: dal campo alla scrivania. Come gestire una AS Roma Academy

Del mondo del calcio ha ricoperto praticamente ogni funzione (o quasi). Ora Fabio Eleuteri mette la sua esperienza a servizio dei ragazzi che sognano di calcare i terreni di gioco più importanti d'Europa. Ecco cosa ci ha raccontato.

Parlare con Fabio Eleuteri, presidente della “SSD Salaria Sport Club”, è un po’ come avere a che fare con un vademecum vivente del calcio, di cui, fatta eccezione per il ruolo di allenatore, ha ricoperto praticamente ogni funzione. La società sportiva dilettantistica che presiede, due anni fa, ha rilevato la gestione del “Salaria Sport Village” per la parte del calcio: come raccontato da Eleuteri, per non depauperare il patrimonio dello Sport Village, il tribunale ha dato in gestione il campo a società di prim’ordine e che avessero a che fare con il calcio professionistico. Caratteristiche incarnate perfettamente dalla “SSD Salaria Sport Club”, una società con alle spalle uno staff dalla grande esperienze, promossa, per giunta, come AS Roma Academy, ovvero come società sportiva candidata a sviluppare il talento calcistico nel territorio di Roma nord per conto della Roma.

Fabio, come ti sei avvicinato a questo mondo?

Posso dire di aver sempre vissuto di calcio. Ho giocato da dilettante e dal 1996 ho iniziato ad organizzare tornei su grande scala e poi a gestire campi sportivi. Posso dire di essere passato dal campo alla scrivania. Nel frattempo, però, ho anche conseguito una laurea in psicologia, che mi piace applicare moltissimo al mio lavoro.

Quali sono i valori su cui si fonda la tua attività?

La prima regola è che il più debole deve essere aiutato dal più forte. E’ una lezione di vita, perché nella nostra società concepiamo il calcio come una scuola di vita, e questa è la prima informazione che diamo ai genitori quando iscrivono da noi i propri figli. Devono capire che si troveranno in un ambiente in cui i bambini hanno delle regole. Per esempio, i ragazzi dal 2010 in su devono fare la doccia da soli, perché devono avere tempo per confrontarsi nello spogliatoio senza la presenza dei genitori.

Dai alcuni consigli a chi vorrebbe lanciarsi in questo settore.

Motivazione e passione sono gli ingredienti principali, altrimenti ci si blocca al primo ostacolo. Quando girano soldi, sembra che tutti possiamo fare qualcosa. Invece bisogna lavorare con la convinzione di fare le cose come vorremmo trovarle se fossimo noi a dover usufruire di quel determinato servizio.

E poi bisogna avere sempre un occhio attento all’innovazione. Per esempio, prima di rilevare il "Salaria", abbiamo fatto degli interventi per inserire tappetino antitrauma sotto i campi di calciotto su cui i bambini si allenano. E’ stato un investimento per evitare infortuni futuri. Anche i fari sono a induzione magnetica, a basso impatto ambientale. Non bucano la pupilla e c’è luce diffusa come il sole, quindi non acceca. Sono dettagli che non si trovano su tutti i campi e che fanno la differenza.

Qual è la difficoltà maggiore che si incontra nella tua attività?

Mi dispiace dirlo, ma l’aspetto più difficile è il rapporto con i genitori dei ragazzi. I motivi sono molti, ma il principale è che mamme e papà proiettano sui propri figli le loro aspettative. Inoltre, anche il genitore meno esperto di calcio ha la presunzione di dire che il figlio è il migliore di tutti.

Bisognerebbe invece capire che i tempi di risposta dei bambini sono tutti diversi: crescendo, ognuno matura un proprio tempo di risposta rispetto alle sollecitazioni dell’ambiente in termini di spazio e tempo. Non è detto che dei coetanei sappiano correre o lanciare allo stesso modo. E’ questo a caratterizzare la bravura di un giocatore rispetto all’avversario. Ma purtroppo questo ai genitori non va giù.

Ma anche tu sei un papà…

Sono un papà molto critico. Non ho mai imposto ai miei figli di fare calcio, lo hanno scelto su indicazione degli amici. Sono un genitore attento che obbliga i propri ragazzi all’impegno: se hanno preso un impegno con l’allenatore, devono portarlo a termine, non perché si tratti di calcio. E’ l’approccio che devono avere con qualsiasi aspetto della vita.

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