Ecco perché NON dovresti far usare la testa ai calciatori più piccoli

Tutti i bambini sognano di realizzare un colpo di testa alla Pelè o alla Ronaldo, ma secondo alcuni studiosi, queste giocate in età infantile provocherebbero danni al cervello.

Molte volte su un campo di calcio abbiamo visto bambini passarsi la palla di testa in modo ripetuto, dando origini a spettacolari ping-pong che esaltavano il pubblico. “Bravissimi”, “Che bello!” abbiamo sentito riecheggiare dagli spalti.

Ma in realtà, dietro a ogni colpo di testa è un mistero: può il semplice atto di routine di colpire di testa un pallone da calcio causare lesioni cerebrali traumatiche? La risposta a questa domanda non è ancora del tutto chiara, ma sappiamo abbastanza per dire questo: non ha senso permettere ai bambini di battere ripetutamente la testa contro un pallone da calcio.

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La storia di Grange

Tempo fa, il New York Times ha riportato notizie interessanti e potenzialmente preoccupanti sotto questo punto di vista. Si trattava del primo caso documentato di encefalopatia traumatica cronica degenerativa del cervello, o CTE. La vittima era Patrick Grange, un giocatore semi-professionista di 29 anni, che è morto nel 2012 per una sclerosi laterale amiotrofica, nota anche come malattia di Lou Gehrig. "Non possiamo dire con certezza che siano stati i colpi di testa a determinare le sue condizioni", ha detto la neuropatologa della Boston University, Ann McKee, che ha esaminato il cervello di Grange, al giornalista John Branchl. "Ma è degno di nota il fatto che il ragazzo sia stato un frequente battitore di testa e che abbia sviluppato questa malattia".

McKee ha trovato la CTE - che può portare a perdita di memoria, depressione, demenza e altre malattie, inclusa la SLA, diagnosticata a Grange a 27 anni - nel cervello di dozzine di atleti, che, tra l’altro, presentavano spesso il tipo di danno del lobo frontale nel cervello che aveva anche il giovane calciatore deceduto. Ha notato anche che il danno corrispondeva alla parte della testa tipicamente usata per colpire la palla: la parte superiore della fronte. Grange, a detta dei suoi genitori, ha iniziato a colpire di testa quando aveva 3 anni.

Il “tutorial” di Pelè? Con i bambini non basta

Una volta, quando Pelè giocava nel New York Cosmos, spiegò come realizzare il suo celebre colpo di testa: per prima cosa, disse che si deve colpire con la fronte. Quindi ha posizionato il pollice e l'indice di ciascuna mano davanti agli occhi, per indicare che dovevano essere ben aperti. Poi trascinò il pollice e l'indice sulla bocca, che doveva rimanere chiusa. Spostando indietro la testa e le spalle in tandem per prepararsi a colpire la palla, Pelé dimostrò come i muscoli del collo dovevano essere tesi al momento dell'impatto.

L'incapacità di riprodurre tutti questi passaggi, può portare non solo ad indirizzare male il pallone, ma anche nel provocare una forza maggiore sul cervello. Questo perché colpire male può far scuotere il cervello all'interno del cranio.

Secondo il dottor Robert Cantu, autore del libro “Concussions and Our Kids”, la maggior parte dei bambini in età prepuberale non è in grado di realizzare tutti i preparativi necessari a colpire la palla con la testa in modo adeguato: non sono abbastanza forti o abbastanza consapevoli o abbastanza coordinati. E anche se fossero in grado di farlo e se si assicurassero di tenere gli occhi aperti e le bocche chiuse e di colpire la palla con la fronte, i loro muscoli del collo, anche se tesi, non sarebbero ancora abbastanza forti da impedire alle loro teste di assorbire quelle forze così elevate. Inoltre, afferma Cantu, le teste dei bambini sono più grandi e più deboli in proporzione al resto dei loro corpi, rispetto a quelle degli adulti. Più debole è la testa, più è probabile che il cervello si agiti all'interno del cranio al momento dell'impatto.

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