Calcio: i 3 infortuni più diffusi e come recuperare

Una mancata gradualità dopo la riabilitazione può determinare pericolose ricadute. In questo articolo troverai una panoramica degli infortuni più diffusi tra i calciatori e alcuni consigli riguardanti il recupero.

In ambito giovanile o amatoriale si corre spesso l’errore di sottovalutare gli infortuni: il problema vero e proprio non è la mancata cura nella fase di riabilitazione, ma la superficialità con cui si segue il ritorno in campo. Spesso, infatti, si lascia libero l’atleta di tornare semplicemente quando si sente pronto. Ma la voglia di riprendere a calciare, talvolta, può giocare brutti scherzi: una mancata gradualità nella fase post-riabilitativa può determinare ricadute e recidive che sembreranno non abbandonare mai il ragazzo.

In questo articolo troverai una panoramica degli infortuni più diffusi tra i calciatori e alcuni consigli riguardanti il recupero.

Distorsione della caviglia

Certamente l’infortunio meno preoccupante, è dovuto a una rotazione sbagliata della caviglia che porta a ferire i legamenti laterali del collo del piede. L’atleta sarà out periodo breve che va da 4-5 giorni a due settimane. Solo nei casi più gravi l’assenza si prolungherà fino a 6 settimane.

Benché si tratti di un infortunio lieve, è importante ritornare a correre solo quando la sensazione di dolore è del tutto svanita, quindi è buona norma riposare molto e non sforzare il piede.

Il metodo di recupero più comune è quello di apporre del ghiaccio sulla caviglia dolorante per bloccare il gonfiore, fasciarla e fare piccoli esercizi di movimento del piede. Un di questi è quello di sedersi su una sedia con il piede poggiato sul pavimento e spostare delicatamente il ginocchio da un lato all'altro.

Infortunio al legamento crociato anteriore

Il legamento crociato anteriore si trova al centro del ginocchio ed è responsabile della stabilità frontale-dorsale e rotazionale del ginocchio. Le lacerazioni del crociato anteriore si manifestano soprattutto negli adulti e negli adolescenti con immaturità scheletrica, ovvero con una crescita incompleta della struttura ossea.

E’ molto comune che un calciatore si auto-provochi tale infortunio puntando il piede sul campo per cambiare direzione o atterrando dopo un salto con il ginocchio esteso. Solitamente, il ginocchio si gonfia rapidamente e sopporta il peso con grande difficoltà.

Questo tipo di infortunio può lasciare fuori dai giochi per diverso tempo e, nei casi più gravi, può richiedere addirittura un intervento chirurgico per la ricostruzione di un nuovo legamento.

Non sempre è necessario agire chirurgicamente, ma è fondamentale svolgere la terapia per aiutare il ragazzo a ridare forza al ginocchio: questa dovrà comprendere esercizi di mobilità e forza, come per esempio la flessione e l'estensione del ginocchio, e esercizi isometrici per il rinforzo del muscolo quadricipite. Man mano che l'articolazione del ginocchio diventa più forte, la terapia sarà integrata con esercitazioni pliometriche per valutare la possibilità di tornare a fare attività a livello agosnisto. La fase di recupero può andare dai 6 ai 12 mesi.

Ceppi del bicipite femorale

I ceppi acuti del bicipite femorale sono lesioni del muscolo o dei suoi tendini nella parte posteriore della coscia. 

Questo tipo di infortuniopuò richiedere un'assenza di 2-6 settimane dal campo di gioco ed è uno dei più diffusi tra i calciatori adulti. Anche il tasso di recidiva, purtroppo, è molto alto, specialmente nelle prime settimane dopo il ritorno in squadra.

I ceppi sono spesso causati da una combinazione di momenti improvvisi o da sforzi eccessivi: a tutti noi è capitato almeno una volta di aver visto un calciatore irrompere in maniera immediata per poi fermarsi improvvisamente e accasciarsi a terra. Quasi sempre si tratta di un infortunio al bicipite femorale.

La terapia per curare questo infortunio varia a seconda del tipo di lesione al bicipite femorale: se si tratta di un infortunio di primo grado, il giocatore utilizzerà il ghiaccio stando a riposo in attesa che il muscolo guarisca lentamente. Successivamente, dovrà svolgere un allenamento funzionale per riacquistare forza e flessibilità. Le lesioni di secondo o terzo grado, invece, possono richiedere addirittura un intervento chirurgico.

C'è una regola sempre valida per recuperare da un infortunio o addirittura per evitarne altri: è necessario che ogni atleta conosca perfettamente il proprio corpo e i movimenti da evitare. Avere piena consapevolezza di se stessi e del proprio organismo porta, infatti, a governare completamente il proprio fisico e a non ripetere azioni che possono danneggiarlo.

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